Decrescita

Spiegare in poche parole che cosa è la decrescita è complicato.

Ma se siete arrivati su questa pagina e avete pazienza di leggere questi stralci, sicuramente ve ne farete un'idea.
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Noi di Valli Unite, nel nostro piccolo, crediamo nella decrescita e cerchiamo ogni giorno di procedere in questa direzione.
Dateci una mano anche voi!


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La decrescita
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.

Maurizio Pallante

 

 
Da un discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Kansas University
 

"...non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (Pil). Il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana...

...Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi...

...Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta....

 

 
La Decrescita Felice
 

«La vita è bella, anche senza sviluppo. Anzi: solo rinunciando all’idea di sviluppo illimitato, la vita può essere addirittura felice».
E’ questo l’orizzonte culturale della Decrescita, un nuovo Rinascimento, che liberi gli individui dalla schiavitù dei consumi e dalle loro nefaste conseguenze in ogni campo: ambiente, salute, qualità della vita e dei rapporti umani.

Primo obiettivo:
smascherare il falso mito dello sviluppo illimitato, fonte di tutti i nostri guai. «Il concetto di sviluppo illimitato è una mistificazione. In realtà, non può esistere nessuno sviluppo sostenibile: perché lo sviluppo è di per sé il problema, non la soluzione» dice Maurizio Pallante, ideologo italiano della Decrescita. «A una vita fondata sul mercato dei beni di consumo e su un “fare” di origine industriale, finalizzato a “fare sempre di più” – afferma Pallante – dobbiamo prepararci a sostituire un’esistenza fondata su valori autentici, e cioè sullo scambio genuino di beni d’uso; su un “fare bene”, che innanzitutto ci dia soddisfazione e ci renda, appunto, felici».

«In natura, lo sviluppo illimitato non esiste. Negli ultimi tre secoli, il mito dello sviluppo inarrestabile ha minato le risorse del pianeta. E la situazione è ulteriormente peggiorata negli ultimi quarant’anni, con l’avvento dei prodotti “usa e getta”, concepiti per durare il meno possibile e pronti per essere trasformati in rifiuti che è sempre più costoso, difficile e pericoloso smaltire: pensiamo alle discariche-colabrodo o agli inceneritori, che sono fabbriche di tumori» dice Serge Latouche, economista francese.

Ora, la crisi climatica e l’implosione economica planetaria non fanno che confermare questa diagnosi: è necessario invertire la rotta, o la Terra non reggerà al collasso che si profila all’orizzonte.

E dunque: via libera a fonti rinnovabili, riduzione e riciclaggio dei rifiuti, contenimento dei consumi, ritorno all’agricoltura tradizionale e promozione delle filiere corte. «Non solo: è fondamentale anche il recupero di capacità perdute, quelle che servono ad auto-produrre beni d’uso fondamentali».

La Decrescita Felice “fai da te” è il primo passo verso un network evoluto, una società più solidale e consapevole. Come quella che lascia intravedere l’associazione dei Comuni Virtuosi, che promuove progetti esemplari: grazie ai quali si migliora la qualità dei servizi in tutti i campi (energia, rifiuti) salvaguardando l’ambiente e pesando meno sul bilancio economico delle comunità. «E’ un processo complesso, una riconversione globale che richiede tempo – aggiunge Pallante – ma, proprio per questo, l’azione dei singoli può contribuire moltissimo ad accelerare i tempi, inducendo la politica a compiere finalmente le scelte giuste».

 
 




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